Cuor di coniglio

 ” Nascer conigli é una sventura, bambini miei” con queste parole ci metteva a letto tutti e 15 , ogni sera, la nostra mamma. Io che ero il più grande e coraggioso dei miei fratelli sospettavo che la mamma soffrisse di depressione post partum e cercavo di non farci caso. Strofinavo il mio muso contro il suo e mi sentivo in paradiso. Mia mamma era ancora una bella coniglia, con il pelo lucidissimo e folto. Aveva solo gli occhi stranamente velati, come se trattenesse un pianto infinto sotto le sue palpebre sottili.

Un giorno che me ne stavo stretto stretto a lei vennero a prenderci, vidi le mani ruvide del contadino calare nella gabbia e acciuffare i miei fratelli per le orecchie. Mi strinsi più che potei contro la mia mamma, ma lei si era girata con il muso schiacciato verso l’interno della gabbia e non trovai un varco per nascondermi.

Eravamo rimasti in sei, il nuovo contadino aveva un vocione sonoro e ci sistemò in fretta in una vecchia voliera, così la notte potevamo vedere il cielo stellato, che era una meraviglia. Ci dava erba in abbondanza e io cominciai ad abituarmi alla mia nuova vita.” Vedi mamma, ce la caviamo anche da soli” se solo i conigli sapessero scrivere, pensai, appoggiandomi con tutto il fianco, già diventato piuttosto abbondante, al lato arrugginito della struttura in ferro.

SBAM! Accidenti che spavento, la parete era venuta giù di schianto. io e miei fratelli ci ritrovammo improvvisamente liberi.

Uscimmo titubanti da quella che era stata fino ad allora la nostra casa e iniziammo ad esplorare la corte, strisciando lungo i muri come ratti. Il tonfo, bello forte, aveva richiamato l’attenzione del contadino che, portandosi dietro tutto uno stuolo di litanie, accorse in un amen..
Li prese tutti, lo vidi mentre me ne stavo acquattato con il cuore in gola sotto le foglie della zucca… ” …4,5 ne manca uno, ziu fa!” Lo sentii dire prima che rientrasse in casa, richiamato dallo squillo del telefono. Avevo le zampe paralizzate dal terrore ma sapevo che era arrivato il mio momento: ero venuto al mondo per quell’unico irripetibile istante. Saltai fuori dalle zucche, lanciandomi ad occhi chiusi verso il buco di scolo nel muro di confine con il vicino. l’odore dell’erba tagliata di fresco mi guidava … sbucai in un giardino verdissimo, cespugli di bacche scure, qualche fiore arancione , un’altalena in lontananza. “Ma allora è questo il paradiso!” . Fu il mio ultimo pensiero prima che un cane nero, piuttosto grasso,  mi addentasse con un morso secco al collo. Per alcuni istanti, a testa in giù, vidi ancora una casa gialla addobbata a festa e due bambini in bicicletta che urlavano “mamma, mamma vieni a vedere cosa ha preso Elisir oggi!”

( tratto da una storia vera)
https://lifeonmars.blog/2017/02/13/cuor-di-coniglio

Autore: Tataschet

Sbarcata recentemente su Marte, dopo quasi 45 anni trascorsi sul pianeta Terra, sempre in cerca di una vista migliore. Lavoro, guido la macchina per i miei figli e brucio la cena per mio marito tutte le sere. Planet Earth is blue and there' s nothing I can do ...

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