Il mio anno in breve

Sulla base Terra è tempo di addobbare l’albero, scrivere letterine a generosi signori sovrappeso e azzardare bilanci sull’anno che sta finendo. Facebook ti dà la possibilità di rivederlo in breve, un po’ come se ti trovassi quasi in punto di morte e avessi diritto soltanto ad una visione ridotta della tua vita (che tanto poi ti salvi anche questa volta, lo sappiamo). Ti possono scorrere davanti le immagini che, a seconda del tuo senso del pudore, hai deciso di condividere con altri. Non ci provo neanche. Tanto già lo so: il 2016 resterà per me l’anno in cui morì Bowie. Prendo il pallottoliere e comincio a contare, sono quasi più di là che di qua, ormai. Metto via il pallottoliere. 

Ero sempre sola, la notte, a rientrare nell’ordinata periferia di Oxford, dove vivevano i docenti di serie B dei prestigiosi college del centro. Mi avevano sistemata in un sottotetto in cui la mattina si formava una fitta brina sui vetri. Tutto questo in pieno luglio, per un qualche fenomeno atmosferico tipicamente britannico che ancora oggi faccio fatica a spiegarmi. Per tornarci dalla fermata dell’autobus ci andavano 15 minuti, 10 a passo veloce con il walkman nelle orecchie e Cygnet committee a volumi indecorosi. Così ogni sera finiva con David che mi urlava nelle orecchie che voleva vivere.

Mi sono quasi sempre trovata d’accordo con lui, negli anni.

Tra un mese sarà il nostro compleanno, David, grazie di esserci (stato). 

should I stay or should I go?

La temperatura media su Marte varia da 14 gradi sotto zero durante l’estate marziana a -120 in inverno, con una media di 40 sotto zero. Il pianeta è sferzato, periodicamente, da forti venti che generano violente tempeste di sabbia, queste modificano notevolmente l’illuminazione diurna e l’irraggiamento solare; l’aria permane carica di polveri minutissime in sospensione, per intere settimane. 

Ground Control: dopo i risultati del referendum Salvini dichiara “siamo pronti a governare”.

Dai, mi fermo ancora un po’.

Questa è l’acqua (cit.)

Siamo al quarto giorno e la faccenda dell’acqua sta diventando critica. Il problema con le cose è che se si metti a cacciarle queste scappano come topi. Che sia l’acqua o la ricevuta della lavanderia. È giurato. Bisogna depistarle, coglierle alla sprovvista, cambiare prospettiva. Un esercizio davvero  consigliato è quello del fantasma malinconico. Accendi tutte le luci di casa e poi esci in giardino (metti la giacca che fa freddo!). Va bene anche il balcone, almeno credo, purché non sia troppo angusto. Devi guardarla da una giusta distanza, sennò non vale. Passa in rassegna le tue stanze o i minimi particolari di una sola: la pentola sul fuoco, la giacca appesa alla sedia, la ricevuta della lavanderia sotto il tavolo (eccola lì, disgraziato pezzo di carta). Nota la tua assenza dal quadro. Restaci, se puoi, un paio di minuti in più di quello che sembrerebbe ragionevole a te o ai tuoi vicini,  che si stanno già chiedendo che accidenti stai a fare fuori, in dicembre con le ciabatte, che hai pure smesso di fumare. Resta fino a quando la tua assenza ti sembrerà intollerabile e poi riprenditi tutto. L’acqua è sempre stata lì dove poggiavi distrattamente gli occhi.Bevi.

Mezzi di sussistenza. Terzo giorno (se decidi di andare su Marte portati dei buoni libri)

“Mi siedo accanto a Bernie. Penso: mi dispiace un sacco. Mi dispiace che non c’ero quando è successo, mi dispiace che non ti sei mai divertita in vita tua, mi dispiace che non ero abbastanza ricco per portarti in un posto più sicuro. Mi ricordo quando era giovane e portava i pantacollant rosa e ci fabbricava le collanine di carta con le ricevute di Farmabazar cantando Ma che bel castello marcondiro-ndiro-ndello. Per tutta la vita non aveva fatto altro che sgobbare. Non aveva mai fatto male a nessuno. E guarda come è finita. Morta di spavento in un appartamento pidocchioso. Min mette i pupi in cucina ma loro continuano a strisciare fuori. Zia Bernie è dentro un sudario su una mezza specie di carrello. Sul divano ci sono una manciata di moduli da firmare.” (Quercia del Mar da  “Pastoralia” di George Saunders)

Simbiosi

Pianeta Marte, secondo giorno.
A parte l’acqua,  quello che sembra mancare quassù è un po’ di compagnia. Il pianeta pare essere davvero disabitato e Dio solo sa quanto essere disabitati sia una totale sciagura.
Almeno io la penso così da sempre.

C’era questa donna anziana, in quello che, nella mia memoria, è un ambulatorio medico o forse un qualunque altro ufficio pubblico, c’è una lunga coda e ci sono io, in piedi, a fianco della mia mamma. La signora con il cappotto verde guadagna la prima fila, allunga la mano, appoggiandola sul tavolo in legno davanti a lei. Scorgo rapido il perlustrare febbrile di una formica sul suo dorso rugoso.Scende dal dito anulare e comincia ad esplorare la scrivania del dipendente di turno, tracciando sempre più ampi cerchi concentrici, fino a sparire sotto un plico di fogli.Dalla manica del cappotto della signora si apre un crocevia di piccoli insetti, che scendono e risalgono lungo le dita della mano, quasi a segnare il flusso di una circolazione sanguigna parallela. Resto muta ad osservare. Nessun ribrezzo, non è sentimento per una bambina di 5 anni. A pensarci ora, la donna doveva essere rosicchiata viva da una terribile cancrena,  nascosta pudicamente in qualche punto sotto il suo cappotto. Avrei  dovuto tirare la manica a mia madre, lei, oh  sì … lei l’avrebbe allora avvolta nel suo verde sguardo di compassione, avrebbe dispiegato l’implacabile artiglieria della carità e interrotto per sempre quell’indegna circolazione. Invece me ne sono stata zitta, consegnando la signora della formiche alla mia memoria e al  suo, molto abitato, destino. 

“Signora, se qui non le piace ha solo da andarsene” ( o della teoria delle pizze sbagliate)

La teoria me la espose, anni fa, una collega, mentre piegavamo le camicie nel negozio di abiti usati in cui lavoravamo. Io odio piegare le camicie e sospetto di aver lasciato trapelare il mio aspro disappunto con qualche ruga di troppo sulla mia, allora bella, faccia da trentenne. “Io l’ho capito subito: tu sei una che ordina la pizza ai quattro formaggi e poi finisce per mangiarsi quella tonno e carciofini, solo perché il cameriere si è sbagliato a prendere l’ordinazione”.

 La ruga si fece aperto disgusto.La pizza tonno e carciofini rappresenta per me l’abisso dello squallore: una casa dalle pareti beige con fioriere ricolme di begonie gialle e arancioni, la radio che passa i Modà e sembra non aver capito una mazza di chi sei .. insomma quella roba lì. Tonno e carciofini. Naturalmente la mia collega ( where are you now, Glenda?) ci aveva preso in pieno. Non ricordo di aver mandato via un piatto sbagliato, nell’intera mia esistenza. Ho sempre sorriso e trangugiato, pensando che, in fondo, non ne valesse la pena. Così ora, che i 45 occhieggiano dalla soglia del nuovo anno, mi accorgo di aver trascorso buona parte di questi a farmi andare bene cose. Lodevole da parte mia, ma il pensiero che mi possano continuare ad arrivare le pizze sbagliate mi terrorizza. Così ho deciso e me ne sono venuta qui su Marte.  La temperatura lascia a desiderare ma come dicono gli scout “non esiste tempo cattivo ma solo cattivo equipaggiamento”. Mi attrezzerò, intanto vado a cercare dell’acqua. Seguitemi, se vi va.

( “Life  on Mars?”  è un brano musicale scritto dall’artista inglese David Bowie, pubblicato come 45 giri il 22 giugno 1973 ed inserito in uno degli  album più belli di tutti i tempi “Hunky Dory”)